Desperate youth

Cool, sharp, male, cold-blooded, single-and-searching whatever. For comments, suggestions, records, streams of abuse, underwear: write to Daniele | CC BY-NC-ND | Dust: 1.0 | Dump: del.icio.us | See you around: Last.fm | First life: you always get it wrong | Passive music, physics, unfinished short stories, sketchy portraits. Bad thoughts most of the time. For more info, date him.
May 16
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May 14
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Su Vitaminic. Diario di Dissonanze: parte I, parte II.
Su Vitaminic. Diario di Dissonanze: parte I, parte II.
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Il gesuita Josè Gabriel Funes, direttore della Specola Vaticana, scrive oggi sull’Osservatore romano che si può credere in Dio e negli extraterrestri “anche se della esistenza di extraterrestri finora non abbiamo nessuna prova”.
A differenza di quella di Dio.
Daniele Luttazzi (qui l’articolo del Corriere, se osiamo chiamarlo articolo)
May 11
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Dal Flickr di Claire Evans, quei due sciroccati dei Lucky Dragons prima del live ieri notte a Dissonanze (su cui presto scrivo due righe, prometto). Alla faccia loro e di Charlemagne Palestine mi riprendo da due notti insonni facendo esplodere pupazzi con tutta la debolezza che mi resta. — Marc Chiat: Pelouche
Dal Flickr di Claire Evans, quei due sciroccati dei Lucky Dragons prima del live ieri notte a Dissonanze (su cui presto scrivo due righe, prometto). Alla faccia loro e di Charlemagne Palestine mi riprendo da due notti insonni facendo esplodere pupazzi con tutta la debolezza che mi resta. — Marc Chiat: Pelouche
May 05
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The average American child today has, by the age of 12, tried marijuana at least once. By age 13, that same child has sold clean urine and the retinas of cadavers to spies, then committed suicide.
— Youth Culture Findings, by Dan Kennedy — McSweeney’s
May 04
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Osservandola bene, Alice Glass tecnicamente non è bella, attraente o altro. Ha una faccina piccina, le tette basse ed è alta forse un metro e sessanta. È in qualche modo però una pulsione erotica incarnata. Magari non in atto — non sempre o non per tutti i gusti — ma lo è sicuramente almeno come ideale, autocontenuto, limitatissimo ma completo prototipo delle fantasie alt-sex/art-sex degli 00’s (insieme alle Suicide Girls e ai mascolini, vigorosi neon). Da qualche giorno Pitchfork.tv propone il video di Courtship Dating, primo ufficiale, girato in studio (vergogna). Alice mostra i dentini, sa di gin lemon e nicotina e per una volta almeno non abbaia o esce da un megafono. Ethan Kath non compare mai davvero, rinchiudendosi nel ruolo di burattinaio-mago di Oz-fratello-amante che condivide con Olof Dreijer. Mi chiedo se è la formula duo mutilato la chiave di tutto. — Vitaminic
May 01
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Ma il concerto del primo maggio lo fanno oggi?
— Overheard in Villa Ada, nel pratone, sotto un sole cocente, tra il tatuaggio di un’aquila italica e i fasci littori sui tombini. L’Ospite Bolognese, nonostante giunga da un’Emilia non più rossa ma bordeaux, si stupiva che i fascisti esistano ancora.
Apr 30
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L'anno dello Jägermeister

In effetti, come sottintendeva Nur di là, il punto più alto della lunga serata tra sabato e domenica è stato il breve giro semialcolico tra gli acquedotti rispettivamente rimpiangendo Marcopiano degli Amari e facendo pensieri impuri sul nuovo tastierista — dopo aver mancato il primo gelato della stagione (ché la gelateria del Pigneto chiude ancora alle 9), dopo il mio quarto concerto degli Amari, dopo una chiacchierata a cui ho dovuto e preferito non partecipare con il frontman di un gruppo relativamente inutile e relativamente defunto, dopo una botta di malinconia, seduto su una ringhiera del Circolo degli Artisti. Che almeno, a differenza del Covo, nonostante la voglia non ti puoi buttare giù facendoti male. Comunque il caustico, oh-mio-dio quanto caustico, messaggio del Pasta si concludeva con: sloggati, esci di casa ed entra in un internet café. È l’anno dello Jägermeister, per qualche oscura ragione. Al Circolo costa meno della birra, è meno annacquato e ha un buon sapore. Ognuno deve avere il proprio mythos che spieghi, tra mezze risate e aneddoti che capiranno in tre persone, perché è l’anno del cervo. Scuro, economico, disperato, dolciastro ma che passa per amaro. A proposito, sto attraversando un periodo difficilissimo. Non sarò molto in giro, a meno che non finisca a dormire sulle panchine. Chiunque voglia offrirmi da bere o accetti di farsi offrire da bere è accolto a braccia aperte.
Apr 24
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Apr 23
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Come se non i Watchmen non fossero una mossa cinematografica abbastanza azzardata (e incommensurabilmente eccitante) per le megaproduzioni americane, a quanto pare Spike Jonze sta lavorando a un adattamento di Where the Wild Things Are scritto da Dave Eggers. — WTWTA
Come se non i Watchmen non fossero una mossa cinematografica abbastanza azzardata (e incommensurabilmente eccitante) per le megaproduzioni americane, a quanto pare Spike Jonze sta lavorando a un adattamento di Where the Wild Things Are scritto da Dave Eggers. — WTWTA
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Apr 20
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Mangia. È qualche anno che mi interrogo sulle proprietà contenitive della quarta circoscrizione di Roma. Quello che di culturamente rilevante, coraggioso e distintamente romano nasce nel triangolo tra quarto, sesto e ottavo municipio sembra condannato non solo a non trovare fortuna fuori della città, ma spesso anche a non abbandonare quelle poche circoscrizioni. Parlando della realtà quasi suburbana della quarta, l’ex Zero (a sua volta ex Officina 75) e le esperienze del coordinamento Polyester mi hanno sempre lasciato perplesso; non di per sé, ma viste in un quadro che sia di più ampio respiro rispetto a una occasionale serata particolarmente riuscita. Quella di ieri del Defrag lo è stata, in qualche modo, anche se a orari colpevolmente notturni. Prima il divertente e tragico monologo a due voci di Mattia Torre, Gola, sulle guerre intestine e intestinali di questa nazione gastronomica. Recitato da Francesca Rocca e Caterina Guzzanti in quella chiave urbana (nel senso di urbe, anzi di Urbe) che rende certe performance quasi inaccessibili da Viterbo in su, è stato musicato dal vivo dagli Zero Gravity Toilet. Ora, Zero Gravity Toilet potrebbe essere la Broken Social Scene romana, come suono, impatto e costituzione, includendo frammenti esplosi di tutto Polyester. Li ho sentiti e apprezzati ieri; non escludo di non incontrarli più, disgregati dalla fallimentare inerzia di questa parte d’Europa — per quanto gli àuguri da parte mia tutto l’eventuale successo che meritano). Rimescolando le parti, fuoriuscendo dalla elefantiaca realtà collettiva di ZGT, hanno suonato poi LaPingra, Caretta Caretta e Diuesse. I secondi, che mescolano l’elettronica dei Telefon Tel Aviv alla vena pop-surreale dei Fumisterie (non a caso Marco Sutera è alla voce) sono particolarmente consigliati. Comunque, nell’insieme: buona fortuna, per quanto il polso della scena sia inesistente da tempo.
Mangia. È qualche anno che mi interrogo sulle proprietà contenitive della quarta circoscrizione di Roma. Quello che di culturamente rilevante, coraggioso e distintamente romano nasce nel triangolo tra quarto, sesto e ottavo municipio sembra condannato non solo a non trovare fortuna fuori della città, ma spesso anche a non abbandonare quelle poche circoscrizioni. Parlando della realtà quasi suburbana della quarta, l’ex Zero (a sua volta ex Officina 75) e le esperienze del coordinamento Polyester mi hanno sempre lasciato perplesso; non di per sé, ma viste in un quadro che sia di più ampio respiro rispetto a una occasionale serata particolarmente riuscita. Quella di ieri del Defrag lo è stata, in qualche modo, anche se a orari colpevolmente notturni. Prima il divertente e tragico monologo a due voci di Mattia Torre, Gola, sulle guerre intestine e intestinali di questa nazione gastronomica. Recitato da Francesca Rocca e Caterina Guzzanti in quella chiave urbana (nel senso di urbe, anzi di Urbe) che rende certe performance quasi inaccessibili da Viterbo in su, è stato musicato dal vivo dagli Zero Gravity Toilet. Ora, Zero Gravity Toilet potrebbe essere la Broken Social Scene romana, come suono, impatto e costituzione, includendo frammenti esplosi di tutto Polyester. Li ho sentiti e apprezzati ieri; non escludo di non incontrarli più, disgregati dalla fallimentare inerzia di questa parte d’Europa — per quanto gli àuguri da parte mia tutto l’eventuale successo che meritano). Rimescolando le parti, fuoriuscendo dalla elefantiaca realtà collettiva di ZGT, hanno suonato poi LaPingra, Caretta Caretta e Diuesse. I secondi, che mescolano l’elettronica dei Telefon Tel Aviv alla vena pop-surreale dei Fumisterie (non a caso Marco Sutera è alla voce) sono particolarmente consigliati. Comunque, nell’insieme: buona fortuna, per quanto il polso della scena sia inesistente da tempo.
Apr 18
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Unfollowed followers

Uno dei punti di forza del web 2.0, ammesso che esista davvero e possa essere chiamato così, è il suo essere un’infrastruttura su cui costruire qualcosa extra-web. C’è un continuo interscambio con il mondo reale che potrebbe non ridursi alle sole informazioni. I social network dovrebbero integrare e facilitare i rapporti interpersonali anche fuori dai social network stessi, per esempio. Ma se pochi anni fa si entrava in un circolo di contatti o si iniziava una conoscenza in rete era nell’attesa rispettivamente di una cena di gruppo o di una birra in compagnia, almeno nella mia esperienza di blogger quasi della prim’ora. Mi accorgo ora, in ritardo, in prima persona, come su Twitter (che ho sperimentato per un breve periodo) e su Last.fm le richieste di amicizia nascano dal nulla — e finiscono magari nel nulla. È normale, lo so, ma non avevo mai perso tempo a notarlo. Per questo accetto solo richieste di amicizia da utenti che conosco di persona e che possa avere senso definire, se non amici, almeno conoscenti. Per tutti gli altri, spero sempre in un’email o in un messaggio privato di presentazione. Non che mi aspetti che qualcuno voglia realmente conoscermi ed essere mio amico. Però dire ciao in privato prima di un add di massa sarebbe carino. Ci sono tre o quattro amici in attesa di essere aggiunti su Last.fm. Se non fosse per Last.fm forse non sapremmo mai della reciproca esistenza. Eppure quelle richieste di amicizia, che arrivano senza neanche un saluto, sembrano solo un modo carino e moderno per continuare a ignorarsi a vicenda.
Apr 17
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Se n’è andato anche Edward Lorenz (via Wittgenstein). L’immagine sopra è uno screenshot da uno script di levitated.net che grafica attrattori di Lorenz: qui e qui. — The Washington Post
Se n’è andato anche Edward Lorenz (via Wittgenstein). L’immagine sopra è uno screenshot da uno script di levitated.net che grafica attrattori di Lorenz: qui e qui. — The Washington Post