Desperate youth

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Prima Colasanti e poi Girolami scrivono della percezione del non-mestiere di musicista (di musica leggera, schiene spaccate e coscienza di classe), in un momento in cui nell’Italia contemporanea si trova per caso o per diabolico disegno a essere l’ennesima vittima del tritacarne mediatico. Guardando certi abomini pubblicitari e propagandistici ci si sente un po’ sconfitti. Poi però penso a una proiezione mucciniana della realtà indipendente ben anteriore alla sconcertante idea che ne ha il target demografico di TIM e FIMI, a decine di interviste su Rolling Stone, ai vestitissimi e alle aspiranti groupie di mille concerti, ai contratti a progetto di MySpace Italia e MTV, agli autoscatti su Facebook, al gossip così rumoroso da coprire la musica, al vecchio ironico “most of us are just in it for the sex” di Pitchfork, all’arrivismo, ai guardaroba, alle isterie e ai facili entusiasmi, e mi dico: Fiammetta, almeno in parte, forse ce la meritiamo.

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