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Nessun film mi aveva gettato in una tale inquietudine dai tempi di Before the Devil Knows You Are Dead. Parlo del genere di inquietudine che ti resta aggrappata alla nuca per giorni a seguire. Di Take Shelter avevo mio malgrado visto il trailer tempo fa. È qualcosa che, andando al cinema relativamente di frequente, non è possibile evitare. Cerco sempre per quanto possibile di sapere meno possibile dei film che vado a vedere. Mi limito ad accertarmi che non si tratterà certamente di un film che finirò per detestare. Perché la vita è breve e quelle cose lì. Il trailer di Take Shelter mi aveva detto due cose. La prima: A Serious Man mi era piaciuto molto ma, pur trattando Take Shelter di tempeste incombenti e famiglie suburbane del Midwest, con la scena di chiusura del primo aveva di certo poco a che fare. La seconda: se mai qualche casa di produzione acquisterà i diritti di White Noise, il film dovrebbe essere poi messo nelle mani di Jeff Nichols. In Take Shelter è ammirevole prima di ogni cosa la scelta degli interpreti. Tutte facce semiconosciute ma difficili da collocare. Michael Shannon, per esempio, era nel precedente lavoro di Nichols Shotgun Stories, nel già citato Before the Devil Knows You Are Dead, in Revolutionary Road, e soprattutto in My Son, My Son, What Have Ye Done. Ma in Take Shelter, i suoi occhi a palla e il viso quadrato e sbarbato lo rendono l’odd man in un coro di volti americanissimi da Marlboro Classics—o da romanzo del DeLillo degli esordi. In White Noise, così come nella letteratura e nella cinematografia dei decenni passati, si temevano la minaccia nucleare sovietica, le nubi tossiche, i deragliamenti e la perdita di materiale radioattivo. L’ultimo decennio sembra invece passato a uragani, tempeste, terremoti. È un ritorno agli archetipi, anche quando trattati in maniera quasi documentaristica. Personaggi da graphic novel, nati o resi sordi o muti, inchiodati in inquadrature asimmetriche, si rendono conto che l’umanità è senza speranza, se lasciata alle sue stesse mani. Che la malattia mentale è materia opinabile. E che anche la natura, in fondo, non ci vuole troppo bene.