Parlare delle serie televisive è di cattivo gusto. È fare intrattenimento sull’intrattenimento sull’intrattenimento: è intrattenimento al cubo. Il più delle volte, peraltro, ci si riduce in un pietoso stato da sedicenni urlanti, adoranti ed eccitate. Meglio evitare, quindi. Ma ci sono pesi che un uomo deve togliersi di dosso. Tipo fare qualcosa di impopolare e dire qualcosa contro Amy Pond, per esempio. Amy Pond è la platonica compagna di avventure dell’Undicesimo Dottore, in Doctor Who, celeberrimo telefilm britannico un po’ sciocco ma supremamente piacevole. Amy Pond non la capisco. Ha un’euforia zoppa che a malapena fa da contrappeso alla dabbenaggine di Matt Smith. Ma non è quello il punto. Amy Pond, interpretata da Karen Gillan, è cresciuta nelle Midlands ma conserva un ancestrale accento scozzese. (Sono sicuro che per questo esista una spiegazione che include una macchina del tempo e un incidente con un preservativo, ma non mi interessa.) Karen Gillan, al contrario, pur essendo cresciuta a Inverness, nella vita vera più spesso che no affètta una received pronunciation drammaturgica che delle gloriose vocali del nord mantiene appena un’ombra. Ho visto un’intervista in cui Craig Ferguson, ormai a suo agio nel ruolo di presentatore di talk show americano, appariva infinitamente più scozzese di Karen Gillan. Quando vedo Amy Pond temo si trasformi all’improvviso nella Gillan e viceversa. Non ho idea di quale dei due personaggi sia più reale. Forse nessuno dei due, forse uno nel mezzo: una creatura incomprensibile con un deficit di mento, occhietti porcini affogati in ombretto nero, rossetto rossissimo, una torre di Pisa color ruggine di capelli in testa, calze a rete e top leopardato, che con una pinta in mano blatera ubriaca in un accento delle Highlands.