Alcuni chiarimenti una volta per tutte, perché non si continui a fissare il dito quando si indica la Chiesa.
Percentuali
Il dipartimento di fisica non ha il peso numerico delle facoltà di scienze politiche o psicologia. Sessanta docenti, a fisica, sono tantissimi. Se è di cattivi maestri che vogliamo parlare, quei sessanta sono praticamente tutti quelli impegnati in attività didattica: alcuni tra i migliori nomi della classe scientifica italiana, nonostante ciò che chi li ignora sostiene. Nella massa umanistica della Sapienza sono una minoranza, ma una minoranza che si è mossa nella sua interezza e in modo compatto.
Merito delle lettere
L’intero oggetto della controversia sono due lettere inviate a novembre, delle quali una si limita a ribadire e sottoscrivere quanto espresso dall’altra. Tutti sembrano ignorarle nella loro sostanza. A parte questo, sono state ignorate dai più per due mesi per essere distrattamente citate solo negli ultimi giorni, come misero pretesto: dalla stampa, dai comunicatori vaticani, dallo sciame di editorialisti e commentatori, dai collettivi di facoltà che nessuno aveva chiamato in causa, dalle organizzazioni e dalle conventicole che hanno siglato i manifesti appesi nell’ateneo.
Coinvolgimento del dipartimento di fisica
La contestazione, attuata e potenziale, coinvolge in minima parte il dipartimento di fisica — quello dei bastardi, dei nazisti rossi (l’inarrivabile ironia leghista), dei reazionari, dei professori da poco. Il dipartimento di fisica, o più precisamente gran parte di esso, ha inviato due lettere al rettore. Nessuno ha bruciato macchine o calpestato bandiere.
Dialogo, assenza di
Non era previsto alcun dialogo, nessuno si è davvero lamentato perché non ci sarebbe stato. Un confronto, un Q&A, un dibattito aperto sarebbero stati auspicabili ma non erano previsti.
Censura, libertà di parola e rifiuto
I professori e ricercatori firmatari hanno risposto a una provocazione e, nel farlo, sono stati zittiti e accusati di comportamenti antidemocratici e censóri. Sono stati i media ad applicare una forma di censura nei confronti dei docenti; sono stati i commentatori a mettere in dubbio la libertà di parola di Marcello Cini; tra i provocatori, è stato il Vaticano a esprimere infine un rifiuto.
Mahmoud Ahmadinejad
Il presidente iraniano visitò la Columbia University lo scorso settembre. Per la cronaca, fu invitato dalla scuola di affari esteri e direttamente criticato dal rettore Lee Bollinger nel suo discorso introduttivo. Nel caso della Sapienza, una autorità religiosa del cattolicesimo avrebbe dovuto tenere un discorso (una lectio magistralis, in origine) per inaugurare l’anno accademico di una università statale italiana. Mettendo da parte la malizia, certamente non presente nelle parole di chi accosta Ahmadinejad al pontefice, non colgo il senso dell’analogia.
Bonifacio VIII
Il palazzo del Quirinale fu voluto da Gregorio XIII. Non per questo il papato ha il diritto di rivendicarne l’uso. Nello stesso modo la sua dottrina non ha ragione di sentirsi di casa alla Sapienza, a settecento anni dalla sua fondazione. Non esistono facoltà di teologia nelle università pubbliche. Studiare dio dopo averlo postulato non è adatto a uno stato non confessionale.
Precedenti visite di papi
Ci sono state in passato visite di pontefici alla Sapienza, due. Ci sono state contestazioni, punto. Proteste grossolane contrapposte ora a quella, fin troppo civile, avanzata dai docenti della facolta di scienze matematiche, fisiche e naturali. Ma in questi giorni i media colpevolmente ignorano sia metodi delle precedenti contestazioni sia gli aspetti sostanziali dell’ultima opposizione.
Renato Guarini e la politica
Si cercano di minimizzare le responsabilità del rettore, Renato Guarini, relegandolo a figura secondaria. È stato lui a invitare il pontefice, non commentando sull’iniziale assenza del sindaco e del ministro (i quali, è stato annunciato a una settimana dall’evento, terranno infine interventi di 10 minuti ciascuno). Sull’operato di Guarini, a prescindere dall’ultima vicenda, sta indagando la magistratura. Sulle implicazioni nell’amministrazione accademica delle lettere dei docenti, ci si informi in autonomia sui ruoli scientifici e politici di Guido Martinelli (AST) e Luciano Maiani (CNR).