Desperate youth

Cool, sharp, male, cold-blooded, single-and-searching whatever. For comments, suggestions, records, streams of abuse, underwear: write to Daniele | CC BY-NC-ND | Dust: 1.0 | Dump: del.icio.us | See you around: Last.fm | First life: you always get it wrong | Passive music, physics, unfinished short stories, sketchy portraits. Bad thoughts most of the time. For more info, date him.
Feb 29
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Servono dei professionisti per rubare senza stile

MusicClub è un magazine musicale italiano con una discreta visibilità, delle proprie edizioni, un mensile su carta e uno online, senza nessun senso etico nè vergogna. Da quanto appare sfogliando le sue pagine, la fonte primaria dei contenuti di MusicClub non è la sua redazione: articoli pubblicati altrove sono ripubblicati da MusicClub senza autorizzazione e senza citare autore e fonte originale, a volte a firma di membri della redazione di MusicClub, a volte editati in modo approssimativo.
Sono coinvolti Vitaminic (1, 2, 3), Sentireascoltare, Rockit, Indiepop.it, Indie-eye, DelRock.it, Onda Rock, Polaroid blog e innumerevoli altri blog (1, 2) e riviste online (leggendo si ritrovano anche DeBaser.it e Storia della musica.it). È sufficiente cercare su Google frammenti del materiale presente su MusicClub per rendersi conto della professionalità della redazione diretta da tale Luciano Massetti — lo stesso che tempo fa, dopo aver ignorato l’email in cui gli chiedevo di rimuovere del mio materiale, ha cominciato a urlarmi contro quando ho avuto la cattiva idea di telefonargli. Uno che fa finta di non capire che non è autorizzato a ripubblicare gli articoli trovati nelle cartelle stampa che riceve, né che internet è al di là di ogni etica professionale.
Si sparga la voce. Chi usa Creative Commons NC ricordi che con ogni probabilità MusicClub non pubblica senza fini di lucro; chi scrive di musica per il gusto di farlo, senza essere pagato, sappia che MusicClub viola il diritto morale di essere riconosciuti autori del materiale originale e (almeno in teoria) dovrebbe pagare i diritti di riproduzione. Peccato che un qualunque direttore incapace di scrivere di proprio pugno due righe sul disco degli Amor Fou sia indirettamente tutelato dalle lentezze burocratiche più di quanto lo siano cento blogger.