Desperate youth

Cool, sharp, male, cold-blooded, single-and-searching whatever. For comments, suggestions, records, streams of abuse, underwear: write to Daniele | CC BY-NC-ND | Dust: 1.0 | Dump: del.icio.us | See you around: Last.fm | First life: you always get it wrong | Passive music, physics, unfinished short stories, sketchy portraits. Bad thoughts most of the time. For more info, date him.
Apr 20
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Mangia. È qualche anno che mi interrogo sulle proprietà contenitive della quarta circoscrizione di Roma. Quello che di culturamente rilevante, coraggioso e distintamente romano nasce nel triangolo tra quarto, sesto e ottavo municipio sembra condannato non solo a non trovare fortuna fuori della città, ma spesso anche a non abbandonare quelle poche circoscrizioni. Parlando della realtà quasi suburbana della quarta, l’ex Zero (a sua volta ex Officina 75) e le esperienze del coordinamento Polyester mi hanno sempre lasciato perplesso; non di per sé, ma viste in un quadro che sia di più ampio respiro rispetto a una occasionale serata particolarmente riuscita. Quella di ieri del Defrag lo è stata, in qualche modo, anche se a orari colpevolmente notturni. Prima il divertente e tragico monologo a due voci di Mattia Torre, Gola, sulle guerre intestine e intestinali di questa nazione gastronomica. Recitato da Francesca Rocca e Caterina Guzzanti in quella chiave urbana (nel senso di urbe, anzi di Urbe) che rende certe performance quasi inaccessibili da Viterbo in su, è stato musicato dal vivo dagli Zero Gravity Toilet. Ora, Zero Gravity Toilet potrebbe essere la Broken Social Scene romana, come suono, impatto e costituzione, includendo frammenti esplosi di tutto Polyester. Li ho sentiti e apprezzati ieri; non escludo di non incontrarli più, disgregati dalla fallimentare inerzia di questa parte d’Europa — per quanto gli àuguri da parte mia tutto l’eventuale successo che meritano). Rimescolando le parti, fuoriuscendo dalla elefantiaca realtà collettiva di ZGT, hanno suonato poi LaPingra, Caretta Caretta e Diuesse. I secondi, che mescolano l’elettronica dei Telefon Tel Aviv alla vena pop-surreale dei Fumisterie (non a caso Marco Sutera è alla voce) sono particolarmente consigliati. Comunque, nell’insieme: buona fortuna, per quanto il polso della scena sia inesistente da tempo.
Mangia. È qualche anno che mi interrogo sulle proprietà contenitive della quarta circoscrizione di Roma. Quello che di culturamente rilevante, coraggioso e distintamente romano nasce nel triangolo tra quarto, sesto e ottavo municipio sembra condannato non solo a non trovare fortuna fuori della città, ma spesso anche a non abbandonare quelle poche circoscrizioni. Parlando della realtà quasi suburbana della quarta, l’ex Zero (a sua volta ex Officina 75) e le esperienze del coordinamento Polyester mi hanno sempre lasciato perplesso; non di per sé, ma viste in un quadro che sia di più ampio respiro rispetto a una occasionale serata particolarmente riuscita. Quella di ieri del Defrag lo è stata, in qualche modo, anche se a orari colpevolmente notturni. Prima il divertente e tragico monologo a due voci di Mattia Torre, Gola, sulle guerre intestine e intestinali di questa nazione gastronomica. Recitato da Francesca Rocca e Caterina Guzzanti in quella chiave urbana (nel senso di urbe, anzi di Urbe) che rende certe performance quasi inaccessibili da Viterbo in su, è stato musicato dal vivo dagli Zero Gravity Toilet. Ora, Zero Gravity Toilet potrebbe essere la Broken Social Scene romana, come suono, impatto e costituzione, includendo frammenti esplosi di tutto Polyester. Li ho sentiti e apprezzati ieri; non escludo di non incontrarli più, disgregati dalla fallimentare inerzia di questa parte d’Europa — per quanto gli àuguri da parte mia tutto l’eventuale successo che meritano). Rimescolando le parti, fuoriuscendo dalla elefantiaca realtà collettiva di ZGT, hanno suonato poi LaPingra, Caretta Caretta e Diuesse. I secondi, che mescolano l’elettronica dei Telefon Tel Aviv alla vena pop-surreale dei Fumisterie (non a caso Marco Sutera è alla voce) sono particolarmente consigliati. Comunque, nell’insieme: buona fortuna, per quanto il polso della scena sia inesistente da tempo.