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In effetti, come sottintendeva
Nur di là, il punto più alto della lunga serata tra sabato e domenica è stato il breve giro semialcolico tra gli acquedotti rispettivamente rimpiangendo Marcopiano degli Amari e facendo pensieri impuri sul nuovo tastierista — dopo aver mancato il primo gelato della stagione (ché la gelateria del Pigneto chiude ancora alle 9), dopo il mio quarto concerto degli Amari, dopo una chiacchierata a cui ho dovuto e preferito non partecipare con il frontman di un gruppo relativamente inutile e relativamente defunto, dopo una botta di malinconia, seduto su una ringhiera del Circolo degli Artisti. Che almeno, a differenza del Covo, nonostante la voglia non ti puoi buttare giù facendoti male. Comunque il caustico, oh-mio-dio quanto caustico, messaggio del Pasta si concludeva con: sloggati, esci di casa ed entra in un internet café. È l’anno dello Jägermeister, per qualche oscura ragione. Al Circolo costa meno della birra, è meno annacquato e ha un buon sapore. Ognuno deve avere il proprio mythos che spieghi, tra mezze risate e aneddoti che capiranno in tre persone, perché è l’anno del cervo. Scuro, economico, disperato, dolciastro ma che passa per amaro. A proposito, sto attraversando un periodo difficilissimo. Non sarò molto in giro, a meno che non finisca a dormire sulle panchine. Chiunque voglia offrirmi da bere o accetti di farsi offrire da bere è accolto a braccia aperte.